Voglio proporre una riflessione sul futuro di Milano e, soprattutto, su quale visione dovrebbe avere il centrodestra per tornare a governarla.
Dopo sedici anni di amministrazioni di centrosinistra, Milano rischia di essere raccontata sempre più come una città per privilegiati: costosa, difficile da abitare, accessibile soprattutto a chi dispone di redditi elevati.
Io credo che la sfida debba essere esattamente opposta: Milano deve tornare a essere la città delle opportunità, non dei privilegi.
E una delle più grandi opportunità che Milano possiede, ma che non valorizza ancora abbastanza, è il suo straordinario sistema della conoscenza.
Nel territorio milanese abbiamo sette università tra pubbliche e private, Politecnico, Bocconi, Statale, Cattolica, Bicocca, IULM, e San Raffaele, diciannove istituzioni di alta formazione tra cui Accademia di Brera, IED e NABA, oltre a realtà di ricerca di assoluto rilievo come Human Technopole, Istituto Mario Negri, IEO, Humanitas, che rappresentano tra i più importanti poli italiani nel campo delle scienze della vita e della ricerca biomedica.
Questa concentrazione non è soltanto un patrimonio culturale o accademico, è una straordinaria infrastruttura economica e sociale.
Le università attraggono studenti, ricercatori, docenti, imprese innovative, investimenti e talenti internazionali. Generano domanda di servizi, ristorazione, commercio, trasporti, abitazioni, studentati, attività culturali e nuove imprese.
E questo è un punto politico decisivo: l’economia della conoscenza non crea opportunità soltanto per chi studia o possiede una laurea.
Attorno a un’università lavorano ristoranti, bar, negozi, servizi, manutentori, imprese edili, trasporti, attività immobiliari, servizi alla persona e una quantità enorme di professionalità anche con livelli di istruzione più bassi.
Un nuovo campus, un centro di ricerca, uno studentato o un intervento di rigenerazione urbana legato alla formazione possono creare lavoro tanto per un ricercatore quanto per un tecnico, un operaio, un addetto ai servizi o un piccolo imprenditore.
Per questo la cultura, la ricerca e l’università non devono essere considerate un lusso per élite, ma un motore di mobilità sociale e di lavoro per tutti.
Ed è qui che, a mio avviso, il centrodestra dovrebbe compiere una riflessione anche sul profilo del prossimo candidato sindaco.
Milano ha bisogno di una figura che sappia interpretare la città del futuro e che abbia una vera affinità con il mondo accademico, scientifico e culturale.
Una persona capace di dialogare con rettori, ricercatori, imprese, fondazioni, studenti e istituzioni, comprendendo che università, ricerca e cultura sono tra i suoi principali motori di sviluppo.
Il centrodestra dovrebbe proporre una visione alternativa: non soltanto una città efficiente, ma una città che produce conoscenza; non soltanto una città attrattiva per i capitali, ma una città attrattiva per i talenti; non soltanto una città che cresce, ma una città nella quale anche chi parte da condizioni più difficili possa trovare un’opportunità.
Milano deve tornare a essere questo: una città nella quale studiare, lavorare, costruire un’impresa, fare ricerca, trovare una casa e immaginare il proprio futuro sia ancora possibile.
E forse proprio da questa idea dovrebbe partire la ricerca del prossimo candidato sindaco del centrodestra.




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