La doppia morale della sinistra: Saverio Tommasi e il caso Atreju 2024

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Atreju 2024, l’annuale appuntamento della destra italiana, si è confermato ancora una volta come un luogo di confronto e di dibattito politico, ma anche come un’occasione per scoprire le ipocrisie di certi sedicenti “paladini” del pluralismo. Tra i momenti più discussi dell’evento, spicca il comportamento di Saverio Tommasi, noto giornalista di Fanpage e fervente divulgatore di un pensiero dichiaratamente di sinistra.

Tommasi, da tempo abituato a provocazioni che sfiorano il teatrale, ha inseguito il Presidente del Senato Ignazio La Russa con una domanda tanto diretta quanto prevedibile: “È antifascista?”. Una domanda carica di provocazione, posta con il chiaro intento di generare polemiche sterili e creare un titolo accattivante per il pubblico che vive di polarizzazioni ideologiche.

Ma la vera sorpresa è arrivata quando a Tommasi sono stati rivolti gli stessi interrogativi, questa volta dai giovani di Gioventù Nazionale, che gli hanno chiesto se si dichiarasse anticomunista. E qui la maschera dell’imparzialità e della trasparenza si è infranta. Il giornalista, noto per la sua loquacità, ha improvvisamente adottato un atteggiamento evasivo, rifiutandosi di rispondere a una domanda che avrebbe richiesto coerenza intellettuale.

La memoria corta della sinistra

Tommasi probabilmente ignora – o finge di ignorare – le atrocità commesse dai regimi comunisti nel corso della storia. Milioni di vite spezzate, campi di lavoro forzato, censura, e libertà calpestate da regimi totalitari che non hanno nulla da invidiare ai fascismi che si è soliti condannare (giustamente) con grande enfasi. Il comunismo, nella sua applicazione storica, ha portato con sé un carico di sofferenza e repressione che non può essere giustificato in nome di nobili intenzioni ideologiche.

Eppure, per certa sinistra, sembra esistere una differenza morale tra i due estremi dello spettro politico. Fascismo e comunismo sono entrambi ideologie totalitarie che hanno generato tragedie, eppure solo una viene apertamente condannata. L’altra, in certi ambienti, gode ancora di una curiosa indulgenza che rasenta la celebrazione.

Il gioco delle provocazioni

L’episodio di Atreju dimostra che per molti esponenti della sinistra, il dibattito pubblico non è altro che un’arena per lanciare accuse e suscitare scandali contro l’avversario politico, senza mai accettare di essere sottoposti allo stesso scrutinio. Tommasi, con la sua retorica aggressiva e selettiva, incarna perfettamente questa mentalità: chiudere gli occhi su ciò che non conviene e puntare il dito solo dove si intravedono facili consensi.

Un dibattito necessario

Non si tratta di difendere né il fascismo né il comunismo, ma di riconoscere che entrambi rappresentano due facce della stessa medaglia: quella dell’oppressione. La destra italiana ha tutto il diritto di chiedere che il dibattito politico sia condotto su basi di equità e trasparenza. Se si chiede a un rappresentante della destra di essere antifascista – come è giusto che sia – si deve anche pretendere da chi si schiera a sinistra una chiara presa di posizione contro il comunismo e le sue derive.

L’episodio di Atreju 2024 è, in fin dei conti, un monito: chi predica coerenza deve prima praticarla. E per chi vuole innalzarsi a giudice morale della società, il minimo che si possa chiedere è una condanna onesta e senza riserve di ogni totalitarismo.

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