Chi guiderà il centrodestra a Milano? La vera sfida è il tempo.

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Chi sarà il candidato sindaco del Centrodestra a Milano? Si è tornati a parlarne, ancora, in questi giorni. Qualcuno ha abbozzato dei nomi, altri hanno escluso dei profili, altri ancora ne hanno tratteggiato le caratteristiche a grandi linee. Con il solito ‘derby’, fra chi vedrebbe meglio un ‘politico’ e chi invece tifa per un ‘civico’.
Che l’area alternativa alle sinistre ci stia lavorando, è cosa buona e giusta. E’ positivo. Ma il tempo stringe. L’errore principale – a mio avviso – è sostenere che sia ancora prematuro fare una scelta. E’ vero, in passato la coalizione Lega-Fi-An-Centristi ha segnato vittorie importanti con campagne elettorali brevissime. Erano altri tempi. E soprattutto, in nessuno di quei casi si arrivava da 15 anni di opposizione.
Bisogna tenerne conto. Chiunque sia il prescelto, deve – ribadisco deve – avere il tempo per entrare in empatia con la città. Con tutta la città. Scaldare i cuori delle periferie da solo non basterà. Come non sarà sufficiente venire accolti bene unicamente nei salotti o fra le categorie. Milano è cambiata. Può piacere o meno, ma è così. I milanesi di oggi, non sono gli stessi di 30 anni fa. E non solo per un questioni anagrafiche. Alle ultime elezioni metà dei cittadini non è andata ai seggi. Pensiamo davvero esista qualcuno che solo in forza del suo nome possa recuperare questa moltitudine di votanti in sonno? E’ difficile crederlo. Oggi la ‘base’ del centrodestra, i militanti dei partiti, ma soprattutto i simpatizzanti e gli elettori chiedono un cambio di passo. Vogliono qualcuno intorno al quale organizzarsi e riorganizzarsi. Perché non bastano ‘nostri’, bisogna cercare consensi anche fra chi l’ultima volta ha scelto il campo avverso o non ha scelto affatto.
Partire dal ‘programma’ è una scelta lecita. Non è l’unica. Giuliano Pisapia (la cui vittoria nel 2011 segnò la fine del ‘centrodestrismo’ a Milano) prima di far sapere quali fossero le sue proposte per la città, ha girato quartiere per quartiere per oltre un anno facendosi conoscere da tutti. E non era nemmeno il candidato designato. Il suo successo è stato un esempio di consenso che piano piano è cresciuto dal basso. Replicare pedissequamente o scopiazzare altri, non è mai una strategia vincente. Non sto dicendo di fare la stessa cosa. Prendere spunto e interpretare con originalità, invece, potrebbe essere una mossa intelligente. In città si respira una certa disillusione verso la politica di Palazzo Marino. Bisogna dare corpo, rapidamente, all’alternativa. Non basterà proporla, servirà condividerla con la città. Non è qualcosa di fattibile in poche settimane. L’entusiasmo e la partecipazione si costruiscono. Lo spazio il centrodestra milanese ce l’ha. Ma deve… fare presto!

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