Si conclude il giorno 9 giugno 2025 alle ore 15:00 l’atto referendario.
Anche le zone d’Italia, quelle “zone rosse”, nelle quali si sperava in una affluenza maggiore, hanno “floppato”.
Il quorum non si è raggiunto e sono stati bocciati tutti i quesiti.
Ma cosa rimarrà di questa tornata referendaria?
In primis la bocca asciutta alla sinistra, che ha scambiato la democrazia e l’esercizio del voto dei cittadini per un mero tentativo di accaparrarsi i voti per le prossime politiche in caso di esito positivo.
In secundis, tantissima incertezza negli elettori e negli astenuti.
C’è chi sostiene che l’astensione sia stata dettata dalla voce trascinante dei leader politici della maggioranza, ma così non è stato, essendo l’astensione una scelta libera di ogni persona, ed in quanto tale, legittima.
L’elettore deve poter denotare coerenza nelle scelte legislative e diciamo che tentare di abrogare delle leggi, poste in essere dalle stesse persone che le hanno emanate, è stato grande sintomo di incoerenza politica.
A che costo? Al costo di milioni e milioni di euro dei contribuenti, che certamente non rimborserà il leader della CGIL, Maurizio Landini.
A chi si appella al diritto di utilizzare i soldi dei contribuenti per le proposte referendarie, ha risposto infatti il ministro degli affari esteri, nonché Segretario Nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, in uno Speciale Tg1 :”Forse bisogna cambiare la legge sui referendum, servono probabilmente più firme anche perché abbiamo speso tantissimi soldi, per esempio per portare milioni di schede per gli italiani all’estero che sono tornate bianche”.
Sono stati spesi milioni di euro quando quasi nessuno credeva nella possibilità di raggiungere il quorum. Perfino Elly Schlein pensava di non superare la soglia del 50 per cento più uno.
Allora la domanda da porsi è solo una: perché manovre così dispendiose se si ha la ragionevole certezza della ambiguità dei quesiti, delle modalità di voto, e della riuscita del referendum?
È stato forse un tentativo di accaparrare consensi per dichiarare, ancora una volta, guerra al governo Meloni?
L’unico risultato certo che abbiamo, è che il governo ne esce rafforzato.





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