Quanto vale Dio? Forse solo due centimetri

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Più sappiamo spiegare i fenomeni che ci circondano, tanto meno avvertiamo la presenza di Dio

In un tempo lontano, molto lontano, gli uomini associavano i numerosi fenomeni naturali all’esistenza di un dio. Era un dio a governare i mari, un dio a provocare i venti, un dio a comandare fulmini e temporali e così via. Vi erano persino divinità per favorire la caccia, generare l’amore, ispirare le arti e potremmo andare per le lunghe. Perché ogni cultura, ogni popolo, ogni razza o etnia temeva i suoi numerosi dei e invocava le loro grazie per creare e vivere in serenità, così come prevenire o far cessare sfortune, calamità naturali, carestie, morte prematura o avversità di vario genere.

Nel mondo Occidentale, con l’influenza delle religioni Giudaica e Cristiana, si approdò al monoteismo. Secondo la civiltà dell’Occidente un solo Dio, quello ancor oggi riconosciuto come tale, creò e guidò l’universo e, per chi ha il dono della fede, Egli continua a farlo suggerendo agli uomini un’etica di pacifica convivenza, solidarietà e fratellanza. Ma poi arrivò la scienza. E la scienza si mise a spiegare fenomeni che prima erano attribuiti soltanto alla benevolenza di Dio o alle sue punizioni. Erano punizioni divine, secondo gli uomini e le conoscenze dell’epoca, le pestilenze che si abbatterono sull’Europa fra il Tredicesimo e il Sedicesimo secolo, le carestie, i figli nati con malformazioni o mai nati pur se tanto desiderati. Al medesimo tempo erano comunemente accettate, in quanto frutto del volere divino, la morte, anche se prematura, l’indigenza, la sofferenza dovuta alle malattie, l’amore non corrisposto. Ed è tutto quello che oggi la ricerca, la scienza e la tecnologia hanno quasi risolto, o comunque raggiunto successi che apparivano impensabili uno o due secoli fa. Si campa molto di più e spesso non si accetta la morte neppure in tarda età, si eseguono micro interventi di chirurgia laser che spaccano in due la cellula, si guariscono malattie ritenute rare o incurabili o le si alleviano grazie ad antibiotici, cefalosporine, analgesici, terapie del dolore; l’indigenza è ridotta a casi rari e un figlio lo si può avere con tecniche di inseminazione artificiale. Dunque, là dove si pregava per l’intervento di Dio, oggi si prega per l’efficacia del sistema sanitario nazionale, della microbiologia, della chirurgia estetica, della alimentazione calibrata e biologica.

Non è finita qui. L’uomo ha esteso le conoscenze astrofisiche studiando e scoprendo il microcosmo dell’atomo fino alla sua scissione e al bosone di Higgs, o al macrocosmo dell’universo che, guarda un po’, è curvo; da qui la teoria della relatività, i buchi neri e la nostra Terra che, mentre noi stiamo bevendo un grappino o gustando due spaghi, corre verso Andromeda alla velocità di 430mila chilometri all’ora. E fra sei miliardi di anni andremo a sbattere contro questa bella galassia. Ma c’è di più. Ogni volta che l’uomo riesce a migliorare la sua conoscenza o il suo benessere di vita realizzando qualcosa di rivoluzionario, come ad esempio il trasporto, e quindi la drastica diminuzione dei tempi di spostamento (vedi l’automobile già dalla fine Ottocento e poi l’aereo), la velocità nell’informazione (la televisione a metà anni Cinquanta) o la comunicazione in tempo reale (Internet), ha un sussulto di superbia, di onnipotenza. Sono sensazioni di vittoria dovute all’aver sottratto spazio e mistero a ciò che si riteneva una inviolabile competenza del divino. E allora ecco che Dio appare ai nostri occhi ridimensionato, sminuito, perché abbiamo scoperto i suoi giochi, spiegato le segrete cose che per noi piccoli ed insignificanti umani si pensava non potessero essere mai rivelate in quanto parte dell’Onnipotente. Non ci sfiora il pensiero che sia stato Dio stesso a darci l’opportunità, la capacità, l’intelligenza, di scoprire i nuovi confini del Creato, della scienza e delle sue applicazioni. Continua invece questo impettito e borioso sussiego dal quale una insistente voce sembra sussurrare “vedi? Probabilmente Dio non è necessario, quindi non esiste. Forse presto ci renderemo conto che noi stessi siamo Dio…”.

Se poniamo davanti a noi un metro lineare, possiamo ipotizzare che mille anni or sono i primi due centimetri rappresentavano le conoscenze umane e gli altri 98 erano il mistero di Dio. Oggi ci stiamo invece convincendo che i primi 98 centimetri siano la nostra conoscenza per lasciare a Dio i rimanenti due. E di Lui ce ne stiamo sempre più dimenticando. Siamo, per nostra natura, presuntuosi. E forse la storia si sta ripetendo, perché stiamo per addentare un’altra mela.

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