In un contesto geopolitico segnato da instabilità e da una crescente frammentazione degli scambi internazionali, l’Unione Europea ha compiuto un passo significativo verso la diversificazione delle sue relazioni commerciali.
L’accordo di associazione tra l’UE e il Mercosur – il blocco sudamericano composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – rappresenta non solo un’opportunità economica di vasta portata, ma anche un’affermazione strategica di autonomia. Dopo oltre due decenni di negoziati, spesso ostacolati da divergenze su temi ambientali e agricoli, l’intesa è stata approvata dalla maggioranza qualificata degli Stati membri UE il 9 gennaio 2026, nonostante le resistenze di alcuni paesi come la Francia e la Polonia. La firma ufficiale è prevista per il 12 gennaio 2026 in Paraguay, con la ratifica dal Parlamento Europeo attesa nei prossimi mesi, potenzialmente entro la fine del primo semestre 2026, per consentire un’entrata in vigore provvisoria. Per l’Italia, guidata dal governo Meloni, questo accordo incarna un equilibrio tra apertura ai mercati globali e difesa delle eccellenze nazionali, in linea con la visione conservatrice che privilegia la reciprocità e la protezione dei settori sensibili.
I negoziati tra UE e Mercosur hanno radici profonde, risalenti al 1999, quando le due regioni hanno avviato discussioni per un accordo di associazione che includesse non solo aspetti commerciali, ma anche cooperazione politica e sviluppo sostenibile. Negli anni Duemila, l’Europa discuteva principalmente di espansione commerciale in un’era di globalizzazione accelerata, con l’obiettivo di formulare un’alternativa all’egemonia economica degli Stati Uniti e all’ascesa della Cina. Prima dell’accordo, le relazioni commerciali erano regolate da tariffe elevate: ad esempio, le esportazioni europee verso il Mercosur affrontavano dazi fino al 35% su componenti auto, al 28% sui latticini e al 27% sui vini. Il commercio bilaterale ammontava a circa €100 miliardi annui, ma con potenzialità inespresse a causa di queste barriere.
Le trattative hanno subito accelerazioni e rallentamenti. Nel 2019, si raggiunse un accordo in principio, ma le preoccupazioni ambientali e le proteste degli agricoltori europei bloccarono il progresso. In Europa, si discuteva di un “protezionismo verde”, con paesi come la Francia che invocavano clausole “mirror” per imporre standard UE ai produttori sudamericani. Elementi chiave che hanno portato alla svolta recente includono la stabilizzazione politica in Brasile con il ritorno di Lula da Silva, la pressione geopolitica derivante dalle guerre commerciali USA-Cina e dalle sanzioni contro la Russia, e la necessità dell’UE di accedere a risorse critiche come litio e terre rare dall’America Latina. La Commissione Europea, sotto Ursula von der Leyen, ha proposto nel settembre 2025 due strumenti paralleli: l’Accordo di Partenariato UE-Mercosur (EMPA) e l’Accordo Commerciale Interinale (iTA), che coprono commercio, investimenti e sostenibilità.
L’accordo, una volta ratificato dal Parlamento Europeo, creerà una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, coprendo 780 milioni di consumatori e il 25% del PIL globale. Esso eliminerà le tariffe su oltre il 91% delle esportazioni UE verso il Mercosur e sul 92% delle importazioni inverse, con una transizione graduale su 15 anni. Secondo stime della Commissione, le imprese europee risparmieranno oltre €4 miliardi annui in dazi doganali. Le esportazioni UE verso il Mercosur potrebbero aumentare del 39%, sostenendo più di 440.000 posti di lavoro in Europa. Attualmente, le esportazioni UE verso la regione valgono €84 miliardi, supportando già 756.000 impieghi, principalmente in settori come macchinari (20%), chimica (18%) e farmaceutica (14%).
Per l’Italia, ciò significa opportunità per l’export di beni ad alto valore aggiunto: nel 2023, le esportazioni italiane verso il Mercosur ammontavano a circa €10 miliardi, con potenzialità di crescita del 37% secondo studi del Ministero del Commercio spagnolo, estendibili per analogia.
I benefici economici sono evidenti e l’accordo favorirà la diversificazione delle catene di fornitura, riducendo la dipendenza da fornitori asiatici per materie prime essenziali. Ad esempio, il Brasile è un leader mondiale nella produzione di niobio e grafite, cruciali per l’industria verde europea. Per il Mercosur, l’accesso preferenziale al mercato UE stimolerà esportazioni agricole, con quote limitate per prodotti sensibili: 99.000 tonnellate annue di carne bovina (solo l’1,5% della produzione UE) e 180.000 tonnellate di pollame (1,3%). Queste quote sono accompagnate da adeguate protezioni: se le importazioni causano “danni gravi”, definiti come un aumento di volume o una diminuzione di prezzi superiore all’8% rispetto alla media triennale, le preferenze tariffarie possono essere sospese. La Commissione introdurrà meccanismi di monitoraggio annuale, con rapporti al Consiglio e al Parlamento UE, e la possibilità di bloccare importazioni in settori vulnerabili.
Tuttavia, l’accordo non è privo di sfide e le implicazioni geopolitiche sono profonde: in un’era di deglobalizzazione, l’UE mira a rafforzare alleanze con regioni emergenti per contrastare l’isolazionismo americano sotto Donald Trump e la competizione cinese. Prima del 2026, l’Europa discuteva di “autonomia strategica aperta”, un concetto che bilancia libero scambio con protezionismo selettivo. L’accordo Mercosur incarna questa visione, promuovendo non solo commercio, ma anche cooperazione su clima e diritti umani. Esso include impegni vincolanti sul Paris Agreement e contro la deforestazione, con sanzioni per violazioni. Geopoliticamente, rafforza il ruolo dell’UE come attore globale, diversificando da Russia (per energia) e Cina (per minerali critici), e posizionando l’America Latina come partner strategico contro influenze autoritarie.
In questo quadro, l’Italia ha giocato un ruolo centrale, allineando la sua posizione con i principi conservatori di sovranità economica e realismo europeo. Fratelli d’Italia ha sostenuto l’accordo solo dopo aver ottenuto garanzie concrete. Inizialmente, nel dicembre 2025, Meloni definì la firma “prematura” senza reciprocità, enfatizzando la necessità di clausole mirror per assicurare che i produttori Mercosur rispettino standard UE su pesticidi e benessere animale. Questo approccio riflette la linea del governo: apertura ai mercati globali, ma con protezioni per l’agricoltura italiana, che rappresenta un pilastro dell’economia nazionale con un valore di €60 miliardi annui.
Attraverso il gruppo ECR (Conservatori e Riformisti Europei) al Parlamento Europeo, l’Italia ha spinto per emendamenti alle salvaguardie. Inoltre, nel febbraio 2025, l’ECR ha criticato l’accordo come “squilibrato” per l’agricoltura UE, proponendo soglie più basse per attivare misure protettive e controlli in loco contro contraffazioni. Carlo Fidanza, coordinatore ECR in Agricoltura, ha sottolineato che “una clausola di salvaguardia difficile da attivare o un mero miliardo di euro per compensazioni non basteranno”. Queste pressioni hanno portato a concessioni significative: nel gennaio 2026, von der Leyen ha proposto €45 miliardi extra per gli agricoltori nel budget UE 2028-2034, con l’Italia che potrebbe ricevere circa 10 miliardi. Recentemente, in seguito all’approvazione del Consiglio UE il 9 gennaio 2026, rappresentanti ECR hanno espresso supporto per una ratifica rapida al Parlamento Europeo, enfatizzando la necessità di monitorare l’attuazione per garantire protezioni effettive, come indicato in comunicazioni del gruppo.
Lo sforzo dell’ECR ha enfatizzato un “eurorealismo” che riforma l’UE senza federalismo eccessivo. Annunci del gruppo, come quello del dicembre 2025, hanno invocato “salvaguardie reciproche, automatiche e flessibili” per proteggere gli agricoltori UE, proponendo aggiustamenti concreti alle proposte della Commissione. Questo ha contribuito a superare le resistenze, permettendo all’Italia di emergere come mediatore tra fautori del libero scambio (come Germania e Spagna) e protezionisti (Francia). L’accordo, dunque, non è solo economico, ma rafforza la posizione conservatrice: difende il “Made in Italy” mentre apre nuovi mercati, sostenendo crescita e occupazione senza sacrificare identità nazionali.
In conclusione, l’accordo UE-Mercosur segna un svolta per l’Europa, offrendo benefici tangibili in un mondo multipolare. Per l’Italia e Fratelli d’Italia, rappresenta un successo pragmatico: opportunità economiche bilanciate da protezioni rigorose, in linea con una visione conservatrice che privilegia la sovranità e la sostenibilità. Mentre il Parlamento Europeo procede alla ratifica, sarà cruciale monitorare l’attuazione per garantire che i numeri si traducano in realtà concreta. Solo così, l’Europa potrà affermarsi come potenza commerciale responsabile, preservando le sue radici mentre guarda al futuro.
Fonti:
- Commissione Europea, “Factsheet: EU-Mercosur partnership agreement”
- Commissione Europea, Press Release IP/24/3726
- Consiglio dell’UE, “EU-Mercosur association agreement”
- Parlamento Europeo, “EU-Mercosur trade deal: what’s in it and why has it taken so long”
- ECR Group, “ECR rejects unfair terms in Mercosur”
- Atlantic Council, “The EU and Mercosur are creating one of the world’s largest free trade areas”
- Le Monde, “EU-Mercosur deal heralds real but far-off gains”
- USDA, “EU–Mercosur Trade Agreement: A Preliminary Analysis”
- Santander, “The EU–Mercosur agreement: A strategic alliance”
- Politico, “Meloni: Signing Mercosur deal now would be ‘premature’”
- The Conservative, “Italy’s Pragmatic Leadership”
- Eunews, “Von der Leyen proposes 45 billion euros more”
- Bilaterals.org, “Italy’s Meloni pours cold water”
- Table Media, “EU Parliament approves safeguard mechanism”
- Brussels Morning, “EU member states approve Mercosur trade deal”
- Global Policy Journal, “The Geopolitical and Economic Significance”
Reuters, “EU member states confirm approval of signing EU-Mercosur trade agreement”





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