Beppe Sala non si dimetterà. Azzardo questa previsione. L’epilogo della tempesta che sta investendo Palazzo Marino non sarà quello che in tanti a Milano auspicano (e non da oggi). E se la mia previsione dovesse risultare azzeccata, non deve essere una delusione.
Mi spiego. In queste ore quasi tutti gli esponenti del Centrodestra hanno fatto richiamo al garantismo. Un valore che non può essere ‘relativo’. Se lo si è davvero, garantisti, si aspetta una sentenza anche se alla ‘sbarra’ ci sono gli avversari. Nel recentissimo passato abbiamo visto offensive giudiziarie finite in nulla. Un galantuomo come Attilio Fontana è stato messo sulla graticola. Innocente. Stessa sorte prima di lui era toccata al predecessore, l’indimenticato Roberto Maroni. Per non parlare dell’ex numero 2 di Palazzo Lombardia, Mario Mantovani, che ha subito ingiustamente il carcere. E come lui Pietro Tatarella che è andato in cella senza colpa. E ancora Gianbattista Fratus, un uomo per bene finito ai domiciliari e poi assolto. O ancora Fabio Altitonante, stessa sorte. La lista potrebbe proseguire, ma credo basti per rendere l’idea di come il detto popolare ‘calma e gesso’ sia quanto meno una premura saggia quando ci si trova davanti a politici che vengono chiamati in causa dalla giustizia.
Chiedere le dimissioni del primo cittadino – come sta facendo il Centrodestra, sia pure in maniera non troppo urlata – rientra nei rituali della politica. I giovani direbbero: ci sta. Di fatto serve per ribadire quanto vanno dicendo da anni sulla gestione della cosa pubblica a Milano. Ma per arrivare al risultato, le forze di opposizione non devono sperare nella magistratura, ma fare altre mosse. Prima fra tutte, sfruttare il momento. A prescindere dagli sviluppi giudiziari, sotto la Madonnina il re è nudo. Il ‘Modello Milano’ esaltato – spesso esageratamente – anche da qualche importante giornale, è al capolinea di una crisi iniziata già da tempo. I prodromi di quanto sta succedendo c’erano tutti, ma molti hanno preferito non vederli…
E’ facile immaginare che il centrosinistra, pur fra qualche imbarazzo, si arroccherà. Ha sbagliato troppe ‘mosse’, ma non abbandonerà la ‘partita’. E se già non sta governando in maniera brillante, lo farà sempre peggio.
Per l’opposizione, è il momento di dare scacco. Come? Serrando le fila, individuando un candidato unitario capace di aggregare e iniziando subito la campagna elettorale.
La maggioranza che governa Milano, oggi, è forte solo nei numeri. Non nelle idee, né nei progetti, né tanto meno nella visione. Annaspa, traccheggia, si arrampica sui muri, tentenna e si contraddice. Dallo stadio al progetto su piazzale Loreto, per passare alle ‘isole di calore’ o a una mobilità caotica e insicura dopo lustri di promesse mancate a pedoni e ciclisti, a mezzi pubblici sempre più inefficienti, servizi pubblici scadenti e verde manutenuto male. Persino l’asfalto, un tempo ‘vanto’ cittadino, è un groviera indecente. E’ l’occasione per aprire davvero gli occhi ai milanesi (anche a quelli che non se ne sono ancora accorti). E costruire l’alternativa. Si vota dopodomani. Se si cercava l’occasione per vincere la partita, è arrivata.





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