La guerra Russia-Ucraina nasce dà tensioni scoppiate nel 2014 a causa di motivi storici ed antropologici.
Il primo tassello da incastonare riguarda l’Ucraina che, dopo la caduta dell’URSS, ha iniziato una storia a sé ed indipendente, accettando prima la lingua russa come mezzo comunicativo e poi un lento percorso di ucrainizzazione; ma ci sono delle fratture interne fra Ucraini che si sentono ancora russi e Ucraini che hanno compiuto quel passo di ucrainizzazione.
La Russia, dal canto suo, riconosce l’indipendenza dell’Ucraina a patto che rimanga fuori sia dall’Unione Europea sia dalla Nato dato che essa rappresenta per i russi uno stato-cuscinetto per distanziare la Nato stessa dai confini russi. Chiaramente nessuna grande potenza vuole dei missili vicino alle loro città.
Crimea: le tensioni fredde
L’annessione della Crimea alla Russia genera ancora dibattito al giorno d’oggi e per comprendere ciò bisogna partire dal fatto che la Crimea faceva parte del territorio ucraino solo da 60 anni; quindi, per lunghi anni è stato un territorio appartenuto alla Russia che garantiva uno sbocco sul Mar Nero.
Nel 2013 a capo dell’Ucraina c’era il presidente Janukovic, il quale stava firmando un accordo per fare entrare l’Ucraina nell’Unione Europea, ma tutto cambiò nel 2014 perché la Russia comprò 15 miliardi di titoli di stato dell’Ucraina per non farla entrare nell’UE ma il presidente, vedendo l’alzarsi delle tensioni aizzate dall’opposizione decise di scappare dall’Ucraina.
Per quanto riguarda la situazione della Crimea nel 2014 si può parlare di tensioni fredde proprio perché non ci sono stati scontri ma tante proteste da parte dei russi in questa regione, i quali rappresentavano il 70% della popolazione in Crimea. L’operazione militare in Crimea durò all’incirca 3 settimane, dal 21 febbraio al 16 marzo 2014 ove si fece un referendum per far decidere alla popolazione se volessero rimanere ancora attaccati all’Ucraina oppure di entrare a far parte della Russia con lo status di federazione (che solo Mosca e San Pietroburgo si potevano permettere). Il risultato del referendum fu un enorme successo con uno schiacciante 97% da parte della popolazione di voler tornare a far parte della Russia. In Crimea, quindi, tutto si decise democraticamente, senza scontri, senza morti, senza rappresaglie e gli stessi soldati ucraini consegnarono ai soldati russi le loro armi; ma è anche vero il fatto che le milizie filorusse, accompagnati dagli omini verdi (una sezione militare russa che non ha né bandiere né loghi) occuparono i palazzi governativi della Crimea mandando già un forte segnale al governo dell’Ucraina.
Donbass: polveriera ad Oriente
Se in Crimea tutto si è deciso democraticamente e senza troppe violenze, nel Donbass ci fu, prima dell’invasione della Russia, una guerra civile tra i separatisti filorussi e governativi causando morti e feriti.
Come detto il presidente Janukovic scappò dall’Ucraina e nel 2014 ci fu un governo provvisorio, ma non tutti approvarono questo tipo di governo dato che, secondo fonti russe, ai ranghi dell’Ucraina c’erano frange ultranazionaliste. Queste frange furono responsabili del massacro di manifestanti filorussi e ci sono prove che esse facevano parte del governo ucraino; perciò, i tanti manifestanti filorussi della Crimea e del Donbass chiesero la secessione per tornare ad essere alleate della Russia.
Quindi che cos’è il Donbass?
Donbass sta per Doneckji Bassejn, è una regione della parte orientale dell’Ucraina che confina con la Russia e proprio in quest’area ci sono le due repubbliche popolari del Donetsk e del Luhans’k ed esse sono il teatro di scontro delle rivolte filorusse secessioniste. Il Donbass, inoltre, è stata una regione che Stalin industrializzò a tal punto da trascinare economicamente l’Ucraina, anche perché queste regioni contengono le famose terre rare. Tuttavia, prima di essere filorussi, gli abitanti di queste due repubbliche non vorrebbero schierarsi né con l’Ucraina né con la Russia per il semplice fatto che c’è una forte consapevolezza di totale indipendenza da queste due nazioni. Il problema alla base riguarda il fatto che dopo la caduta dell’URSS queste due repubbliche svilupparono un sentimento di astio nei confronti del governo di Kiev ed è uno dei tanti motivi per cui si è arrivati nell’Aprile 2014 allo scontro ed i secessionisti attaccarono i palazzi e gli uffici governativi proclamando la nascita delle due repubbliche indipendenti. Un altro problema riguarda il fatto che tra gli esponenti dei secessionisti ci furono figure del calibro di Igor Girkin -ex ufficiale dei servizi segreti russi- proclamatosi leader delle forze armate della repubblica del Donetsk e nel Luhans’k il suo corrispettivo fu Valerij Bolotov.
Gli accordi di Minsk
Dato che nessuno voleva un’espansione di questa guerra civile, Francia e Germania cercarono di trovare un accordo tra la Russia e l’Ucraina, appunto il 5 settembre del 2014 venne istituito il primo accordo di Minsk, che prevedeva: un cessate il fuoco, il ritiro delle armi, il rilascio dei prigionieri e delle riforme che miravano a garantire una maggiore autonomia alle regioni del Donetsk e del Luhansk.
Russia: diffidenza
La Russia diffida dell’occidente e soprattutto diffida della Nato e l’entrata dell’Ucraina nella Nato rappresenterebbe un pericolo da parte del governo russo, visto che gli Americani, giustamente non volevano armi ed i missili sovietici a Cuba -ed è per questo motivo hanno fatto l’embargo- così i russi non vorrebbero armi e missili occidentali nell’Ucraina, le quali sarebbero molto vicine alle città russe.
Il conflitto Russia-Ucraina è complicato dato che entrambe le nazioni cercano di rivendicare le loro ragioni. Per quanto mi riguarda l’Ucraina si è un po’ tirata la zappa sui piedi da sola visto che, col nuovo presidente Zelensky, si è deciso di riprendersi con la forza le due repubbliche popolari causando devastazioni e sofferenze. La Russia, dal canto suo, ha provato molte volte a trattare con Zelensky, con l’UE e con la Nato. Nel 2015 vennero fatti nuovi accordi di Minsk, ribadendo l’indipendenza delle due repubbliche, nel 2021 Putin provò a trattare con la Nato ma quest’ultima ha rifiutato di affrontare l’argomento e nel 2017 il nostro Presidente della Repubblica Mattarella, invitato a Mosca disse: “Riteniamo che nessuno, non la Russia, non l’Europa né l’Ucraina trae beneficio da una situazione di prolungata instabilità a cuore del continente, pertanto nell’apprezzare il ruolo rilevantissimo e prezioso dell’OSCE, su quel terreno, rinnoviamo la nostra fiducia nei confronti degli sforzi negoziali del formato Normandia, in base agli accordi di Minsk ed auspichiamo che la Russia eserciti tutta la propria influenza per il consolidamento del cessate il fuoco…” In conclusione, questo conflitto poteva essere risolto rapidamente ma l’imperialismo, il cinismo e l’’opportunismo hanno portato avanti una guerra che si poteva risolvere fin dall’inizio.





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